19 luglio 1992
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alcuni incontri, mostre, letture e presentazioni
maggio 2008
giovedì 15 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)
ore 20.00 Lettura di poesie:
Marco Giovenale, La casa esposta (Le Lettere, 2007)
Andrea Raos, Le api migratori (Oedipus, 2007)
mercoledì 21 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)
ore 20.00 Presentazione del libro e cd
Tiresia di Giuliano Mesa
Interviene Marco Giovenale
venerdì 23 maggio, Bookàbar – Palazzo delle Esposizioni (via Milano 15/17)
ore 18.00 Éric Suchère legge alcuni suoi testi editi e inediti
Traduzioni di Andrea Raos e Michele Zaffarano
sabato 24 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)
ore 18.00 Inauguarazione mostra di fotografia
Be Carefully di Grazia Menna
mercoledì 28 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)
ore 18.00 presentazione delle opere e del libro
Il Rogo - La passione di Giovanna d'Arco
di Alfredo Anzellini
sabato 31 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)
ore 20.00 presentazione dei libri
Dallo stesso altrove di Marina Pizzi e
Witness di Kathleen Fraser
Collana Felix : http://felixseries.blogspot.com
giugno 2008
mercoledì 4 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)
ore 20.00 Presentazione del libro e cd
Tiresia di Giuliano Mesa
Intervengono Bruno Torregiani e Alessandro Baldacci
venerdì 6 giugno, Libreria Empiria
ore 18.00 Kathleen Fraser e Andrea Raos : in mutual translation
I due autori leggeranno ciascuno testi (tradotti) dell'altro
English & Italian readings & translations
sabato 7 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)
"DADA 1929"
ore 19.00 presentazione dei libri
Blu di prussia di Francesco Forlani e Dina Rosa
Figure di reato di Giulio Marzaioli
SMS/MMS di Francesca Vitale
Las calles de l'alma di Gerardo Di Fabrizio
mercoledì 11 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)
ore 20.00 Presentazione del libro e cd
Tiresia di Giuliano Mesa
Interviene Florinda Fusco
giovedì 12 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)
ore 18.00 Inaugurazione mostra di pittura
Inorganica vicenda di Davide Racca
sabato 14 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)
ore 20.00 presentazione dei libri
Diphasic Rumors di Jon Leon e
Thing Ode di Jennifer Scappettone
Collana Felix : http://felixseries.blogspot.com
Interviene Gherardo Bortolotti
mercoledì 18 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)
ore 20.00 Presentazione del libro e cd
Tiresia di Giuliano Mesa
Intervengono Andrea Raos e Luigi Severi
sabato 21 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)
ore 20.00 presentazione delle cartoline d'artista
FRACTURED//Connections... di Joe Ross e
A new house di Michele Zaffarano
mercoledì 25 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)
ore 20.00 Presentazione del libro e cd
Tiresia di Giuliano Mesa
Intervengono Andrea Inglese e Francesco Forlani
Vengono vanno
Un giorno dopo un giorno
Un anno dopo un anno
Vengono vanno
Vengono vanno
Un giorno dopo un giorno
Un anno dopo un anno
Vengono vanno
Come non sapere come non farsi fregare
Come non potere avere niente da imparare
Come non voler sentire quello che hai da dire
Come non trovare mai la forza d'affiorare
I figli degli operai
I figli dei bottegai
I figli di chi è qualcuno e di chi non lo sarà mai
Come mai come mai
Come mai
Troppi motivi non esistono
Troppi colori si confondono
Come nei film
Come nei film
I figli degli operai
I figli dei bottegai
I figli di chi è qualcuno e di chi non lo sarà mai
Come mai come mai
Che cazzo di animali in questi giorni miei
Come mai come mai
Come mai come mai
Casca il mondo...
Casca la terra...
Casca il mondo casca la terra tutti giù per terra
Casca il mondo casca la terra tutti giù per terra
Casca il mondo casca la terra tutti giù per terra
Casca il mondo casca la terra tutti giù per terra
I figli degli operai
I figli dei bottegai
I figli di chi è qualcuno e di chi non lo sarà mai
Come mai come mai
Che cazzo di animali in questi giorni miei
(CSI - Giovanni Lindo Ferretti, Tutti giù per terra)

Tracciare una mappa di orientamento quando si ha di fronte un fenomeno multiforme e cangiante è un compito difficile: la contemporaneità non consente di avere la distanza temporale necessaria ad una visione complessiva. È come se ci si trovasse con una lente deformante davanti agli occhi, un obiettivo che schiaccia l’immagine e restituisce solo un punto di vista parziale e frammentario. Tanto più risulta arduo tratteggiare la scena poetica in questo primo scorcio di millennio in Italia, quando proliferano libri di poesia (di conseguenza si moltiplicano le case editrici con collane specifiche, e ci si chiede se talvolta non vige un’inversione di causa e effetto) e al cui aumento non corrisponde un sensibile incremento del pubblico di autori nuovi (mentre fa sensazione il numero di copie vendute da alcuni grandi del Novecento, in strategie di distribuzione che cercano altre vie, per esempio l’edicola, tramite l’affiancamento ad un quotidiano o settimanale di larghissima diffusione).
Non è scopo di questo scritto individuare linee, gruppi, cenacoli, bensì quello di porsi in un atteggiamento interrogante dinanzi ai cambiamenti intercorsi in questi ultimi anni al fare poetico in relazione ai mutati scenari sociologici, tecnologici, di comunicazione.
Per procedere, tuttavia, occorre darsi delle categorie di riferimento che inevitabilmente ricadono in un sistema interpretativo ormai obsoleto e incapace di innovarsi. La provvisorietà, l’asistematicità e la frammentarietà sono, quindi, gli ausili indispensabili ad una strategia di intervento che rifiuta, per necessità oggettive e orientamento soggettivo, l’esaustività. Si tratta, pertanto, di note e di osservazioni del tutto frammentarie.
Proprio il frammento, il pulviscolo si ergono a rappresentazione dello stato delle cose, per il riassetto degli spazi deputati ad ospitare oggi la poesia. Beninteso, frammentazione non è sinonimo di deprezzamento della poesia attuale, bensì allargamento dell’orizzonte entro cui accade la parola poetica: questo, semmai, contribuisce a rendere più difficile l’approccio in ragione di una maggiore ampiezza del campo da investigare. È come se l’accelerazione parossistica dei ritmi della società globalizzata abbia avuto come conseguenza un moto centrifugo dell’atto poetico, una fuga in avanti e un affastellamento di segni che risponde più che mai ad un ordine caotico, privo di un indirizzo riconoscibile e parimenti comporta una colonizzazione di nuovi territori e confini.
Questa fuga dal centro e ricerca di nuovi spazi (quasi un fenomeno di frontiera poetica, un west della parola) corrisponde, sistematicamente, ad un esilio inesorabile della poesia dai centri di potere e alla sua marginalizzazione nella società. A volte si tratta di scelte deliberate, di vere e proprie “resistenze” alle logiche dell’impero, per porsi in posizioni autonome e militanti rispetto alle sempre più spesso mortificanti istituzioni (casi esemplari sono quelli di Giuliano Mesa e di Biagio Cepollaro); altre, di veri e propri fenomeni di esclusione, dovuti principalmente a logiche economiche e utilitaristiche nonché ad inadeguate strategie di promozione e diffusione. Quali che siano, nello specifico, le cause (indagine che richiederebbe tutt’altro tipo di analisi), sembra un destino legato alla irriducibilità, non-appartenenza della poesia, al suo non essere controllabile (si veda l’appassionato libro di Galaverni in difesa della poesia: Il poeta è un cavaliere Jedi, Fazi, 2006). Sempre più si assiste a fenomeni di ghettizzazione dei poeti e della loro attività scrittoria, sistemati in vere e proprie riserve o, per essere rispondenti ad una terminologia e a casi di esclusione più attuali, in banlieu edificate appositamente per fenomeni culturali eversivi.

[...] battito, un altro battito, quell’altro
battito che ora germoglia nel sangue
che si rende stomaco, dorso, polpa
e il suo cuore avrà il tuo battito
la sera recisa in un’unica traccia
vasta come un unico vagito
e chiara la pupilla del figlio
tre battiti in due cuori [...]
dal poemetto inedito Nel respiro di Paolo Fichera.
LONGO È LO CAMMINO,
MA GRANDE È LA META!
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
VADRE RETRO SATAN
LONGO È LO CAMMINO,
MA GRANDE È LA META
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
CONTRO O SARRACINO
SEGUIAMO IL PROFETA!
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
SEGUO IL PROFETA
LA NOSTRA COMETA
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
SENZA ARMATURA
SENZA PAURA
SENZA CALZARI
SENZA DENARI
SENZA LA BROCCA
SENZA LA GNOCCA
SENZA LA MAPPA
SENZA LA PAPPA
SENZA CAVALLO
NÈ CACIOCAVALLO
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
VADE RETRO SATAN
SENZA ARMATURA
SENZA PAURA
SENZA CALZARI
SENZA DENARI
SENZA LA BROCCA
SENZA LA GNOCCA
SENZA LA MAPPA
SENZA LA PAPPA
SENZA CAVALLO
NÈ CACIOCAVALLO
LONGO È LO CAMMINO
MA GRANDE È LA META…
(Carlo Rustichelli)
Un'amica mi segnala questo:
Sentiamo spesso parlare di benessere economico e di PIL (Prodotto interno lordo) come se fossero termini equivalenti.
Sentiamo spesso parlare della necessità di produrre di più e di consumare di più come se questi fossero i più importanti o gli unici scopi della vita e come se le risorse naturali del pianeta fossero infinite. Come se le modalità con cui si raggiungono questi obbiettivi fossero ininfluenti.
Viviamo all’insegna della accelerazione, della velocità, della esternalizzazione, della “ir-responsabilità”. Questo non ci riguarda, quest’altro non è di nostra competenza, i colpevoli sono più in alto, più in basso, e noi che possiamo farci?
Approfondendo il tema della decrescita la biblioteca vuole innanzitutto dire: no, m’interessa, ci interessa, we care, vogliamo saperne di più, vogliamo capire come si potrebbe produrre, vivere e consumare in un modo diverso. Ci sentiamo responsabili verso il pianeta, verso le generazioni che verranno, verso la nostra coscienza, verso i saperi e i linguaggi che vengono emarginati, dimenticati, condannati all’irrilevanza.
Per questo vi proponiamo una pausa di riflessione.
mercoledì 21 maggio 2008 ore 21
Sala Pertini – Villa Casati
Via Mazzini – Cologno Monzese
Decrescita: etica dell’economia e politiche della responsabilità
Interverranno:
LAURA BOELLA, Docente di Storia della filosofia morale all'Università Statale di Milano.
MAURO BONAIUTI, docente di “Istituzioni di economia” all’Università di Modena e Reggio Emilia.
ANDREA DI STEFANO, direttore della rivista “Valori”.
INGRESSO LIBERO
mercoledì 28 maggio 2008 ore 21
Sala Pertini – Villa Casati
Via Mazzini – Cologno Monzese
Laboratori di idee e di strumenti per la decrescita:
interverranno a proposito di Decrescita e Pubblica Amministrazione
Massimo De Maio (Coordinatore Circoli Territoriali d'Italia del Movimento per la Decrescita Felice)
Massimo Boschini (Associazione Comuni virtuosi, nuovi stili di vita nelle Pubbliche Amministrazioni)
Mercoledì 4 giugno e Mercoledì 11 Giugno ore 21
Laboratorio:
Cambieresti? Consumi, Ambiente, Risparmio Energetico, Stili di vita
Nel primo incontro rovistiamo tra i nostri rifiuti e calcoliamo la loro impronta ecologica. Al secondo appuntamento impariamo a misurare e a conoscere le fonti energetiche che utilizziamo quotidianamente e ad evitare gli sprechi.
Con ANDREA MARIOTTO e MATTIA DONADEL del progetto “Cambieresti”.
Ecco la classifica dei vincitori del concorso Prosapoetica terra/di/ nessuno 2008
Gli undici autori qui seguito sono stati selezionati per la pubblicazione (a partire dalla opera che ha ricevuto più punto seguita a scalare dalle altre) nel volume come da bando e saranno menzionati con estratti delle loro opere in Faranews
1- 9 – 78804 – 569886 di Michela Montemurro
2- Su “L’ultima notte di Federico Re” di Erminia Daeder
3- K2E di Eziana Babbore
4- Lampade alogene di Elena Varriale
5- Piovono bombe di Giulia D’Intino
6- Volando di Attilio Melone
7- Ma non… di Sara Favotto
8- Viaggi metropolitani di Giusi Sapienza Jouven
9- Caldi fiori di giugno di Enrico Foppiani
10- La dignità della goccia minore di Luca Grazioli
11- Amore attraverso 3 nuove chiavi di lettura di Ermanno Cottini
******
(le opere qui sotto saranno citate in Faranews fra quelle menzionate ma non saranno pubblicate nel volume)
Sazi e molecolari di Annamaria Ferramosca
Dove cominciano le colline di Arnaldo Savini
L’altoparlante di Alessio Luise
5 neonazisti stroncano la vita di un ragazzo per una sigaretta e il neopresidente della Camera ritiene questo gesto meno significativo, politicamente, dell'incendio delle bandiere israeliane da parte di alcuni collettivi di sinistra.
Da quando una bandiera vale più di una vita?

La dimora del tempo sospeso è un titolo celaniano. Alla terminalità della raccolta di Paul Antschel aggiunge quella sospensione finale che la consegna a suo modo all'eternità. E' un'aggiunta forse lapalissiana: la dimora del tempo reca in sé già un'idea di perdurante eternità. Ma a ben guardare quel "sospeso" non indica solo il tempo, ma uno scarto e un'incidenza in esso, un'interruzione legata ad un'attività. Forse, ecco, la dimora del tempo sospeso nasceva già a scadenza, come un contratto a termine. In ciò radicalmente umana, con tutta la sua finitudine.
La dimora del tempo sospeso è nella rete la dimora della poesia. Uno di quei non luoghi più meritori nella ricognizione di questa arte fragile, nella sua diffusione e, cosa rara sul web, approfondimento.
La dimora del tempo sospeso è, però, prima di tutto la casa, provvisoria, di Francesco Marotta. Lì si può leggere parte della sua produzione in versi, ma anche spunti critici, letture, resistenze (in ogni campo).
Si spera che presto Marotta torni a regalarci versi, articoli, riflessioni in quella provvisorietà che contro ogni legge sociologica, affratella una volta tanto il web alla vita.

Quei gradini dove fa gomito la scala, tutta
quella gente passata (e ripassata ogni giorno:
per lavoro) svoltando dalla scala dalla vita.
Logoro
di quei reiteranti il tappeto in quel punto
a un freddo riflesso di luce. Sia inverno sia estate
e là si fredda
nell’agguato di un pensiero da sempre simile a sé
sempre previsto per quel punto
sempre pensato uguale
lo sguardo che invariabilmente cade
a ogni giorno a ogni ora
di anni di lavoro di anni luce
di freddo – come sempre
là comincia un autunno.

Le analisi via via più puntuali dei risultati elettorali dimostrano che operai e casalinghe hanno votato per il partito più radicale e populista della coalizione di centrodestra, premiando un messaggio a un tempo liberista e razzista. E nemmeno a tener fuori prodotti e manovalanza a basso costo; e infine e soprattutto lo stato sociale che con le sue politiche dei servizi sociali è reso colpevole di debilitare la solidarietà locale e le reti comunitarie di sostegno ai bisognosi. Il messaggio che viene dalla cascata di voti rastrellati dalla Lega Nord anche in regioni di consolidata tradizione socialdemocratica come l' Emilia-Romagna, sarebbe dunque questo: il mercato deve riportare lo stato alla sua vocazione originaria, quella che aveva prima della formazione dello stato-nazione e della conversione bismarkiana dei governi europei; deve tornare ad essere un sistema coercitivo che si occupa esclusivamente di difendere diritti civili di base e che investe le proprie risorse nella sicurezza dei cittadini e nella difesa delle frontiere. Lo stato non deve più occuparsi di giustizia sociale e di ridistribuzione della ricchezza tra i "figli uguali della nazione", come èstato costretto a fare negli anni della ricostruzione del dopo guerra. Non deve più essere ostaggio delle illusioni socialdemocratiche per la ragione assai semplice che non c' è alcun problema di ingiustizia sociale a cui rimediare, ma solo la sfortuna e la disgrazia del bisogno: piaghe fatali che l' umanità ha ereditato dalla caduta di Adamo ed Eva e che la carità del buon samaritano può curare molto più umanamente di uno stato dispensatore di servizi di cittadinanza. Questa è la lezione filosofica che ci viene dalle recenti elezioni. Comunitarismo e liberismo sono naturalmente alleati, soprattutto quando, come in questo scorcio di modernità, le coordinate tradizionali della politica (gli stati nazione) non sono in grado di far fronte ai rischi e alle sfide della mondializzazione. Ma contrariamente ai vaticini dei filosofi d' occasione, Marx aveva visto giusto. Il suo Manifesto è l' earthlink del nostro tempo, una lente che zumma dal pianeta alle sue periferie e viceversa, dandoci immagini nitide di come siamo. Ci fa vedere come l' integrazione globale dei mercati stia insieme a un ricompattamento comunitario locale; come l' espansione a macchia d' olio delle metropoli si affianchi a periferie selettive e chiuse (i sobborghi americani creati ex novo e protetti come cittadelle medievali, con cancelli, guardiani e visti d' ingresso); come la diffusione planetaria di una cultura di massa e di una lingua (quella inglese) si integri alla rinascita di linguaggi e culture locali, spesso permeabili solo a chi li pratica quotidianamente (come molti cartelli stradali nei villaggi e nelle campagne del Nord-Est). In questa schizofrenia le solidarietà trasversali, per intenderci quella cultura etica universalista sulla quale la "classe operaia" aveva definito la propria identità e lo stato sociale le proprie politiche di giustizia, appaiono inattuali, inefficaci, e perfino tirannici. La libertà contro lo stato sociale (non contro lo stato gendarme) è la sola forte libertà che le destre liberiste-comunitarie esaltano e vogliono proteggere. Se le questioni sociali sono questioni di povertà e carità volontaria non più di giustizia sociale, la classe operaia non ha più senso di esistere. Essa non è altro che una fascia di basso reddito misurata dalle statistiche, l' insieme delle famiglie povere o a rischio di povertà, gente (non classe) che arranca a fine mese su bollette e debiti, che si ciba a costo quasi zero della cultura pop-global televisiva, che si sente pericolosamente tallonata dall' immigrato low-cost e si fa razzista. Si fa alleata di quegli imprenditori che vogliono le frontiere chiuse ai beni cinesi e indiani. Una prova di questa trasformazione ci viene ancora una volta dagli Stati Uniti, che per la loro enorme geografia sono stati a buon diritto un laboratorio del globale-locale fin dai primi del Novecento; qui la classe operaia non è mai riuscita a costruire una solidarietà universale-nazionale proprio perché l' immigrazione permanente ha reso impossibile conquistare e difendere regole e diritti sociali a protezione dei lavoratori. Il mercato del lavoro come uno stato di natura dove il vicino è un potenziale nemico, non un alleato di classe. Dunque, una storia globale, non italiana. Una storia globale che mostra però i propri effetti laddove le persone vivono: nelle città e nei paesi, non nel generico globo. La politica dei "muri" che la caduta del muro di Berlino ha generato esemplifica molto bene questa storia. Muri sono in costruzioni in molti luoghi del mondo: per dividere stati e popoli, ma anche quartieri di una stessa città come a Padova, dove gli italiani hanno in questo modo cercato di "proteggere e separare" se stessi dai vicini residenti di origine extra-Europea. Se il muro di Berlino doveva bloccare il diritto di uscita ai sudditi della Germania comunista, questi nuovi muri protezionistici dovrebbero ostruire l' entrata ai migranti o rendere la loro vicinanza invisibile o meno visibile. I muri anti-immigrazione, come quello spettacolare che la California ha costruito sui confini con il Messico, sono un modo molto concreto per dire che coloro che li innalzano pensano che potranno preservare i loro piccoli e grandi privilegi se e fino a quando solo loro ne godranno. Mettono in evidenza una delle più stridenti contraddizioni che affliggono le nostre affluenti società democratiche: quella tra una cultura raffinata che condivide valori universalistici e cosmopolitici e che resta comunque una minoranza (spesso snob), e una diffusa cultura popolare che mentre si appaga del consumismo globale è atterrita dalla globalizzazione, teme fortemente l' incertezza economica e sviluppa un attaccamento parossistico ad un benessere che appare sempre più risicato, fragile e temporaneo. Come si legge nel troppo poco letto Manifesto di Marx, alla crescita inarrestabile di un' uniformità globale si affianca la crescita di un' evidente resistenza del locale: nascono nuovi nazionalismi, il razzismo, la nostalgia per comunità pre-moderne come il borgo e le chiese. E a questi parossismi una parte dell' impresa capitalistica (quella piccola e media) ha un naturale interesse ad allearsi perché il mercato globale è una bestia selvaggia contro la quale trova altro rimedio se non il vecchio stato poliziotto. La classe operaia è un anacronismo, dunque, ma non perché non c' è più diseguaglianza di potere e c' è comunanza di interessi, ma perché questa diseguaglianza è stata tradotta in termini morali e apocalittici: una questione di sfortuna, di migrazioni bibliche, di scenari finanziari in permanente rischio di crollo. In questo panorama, il linguaggio della politica e del riformismo appare inefficace e fuori posto mentre quello populista avvince e unisce. Eppure, gli esseri umani non dispongono che di ragione pubblica e linguaggio politico per governare le loro società in modi civili e senza rinunciare a limitare le ragioni di sofferenza e dare a tutti la possibilità di vivere con umana decenza e dignità. -
La Repubblica, 24 aprile 2008

23 aprile, giornata mondiale del libro. Quest'anno il tema è l'ambiente. Da zanzottiano consiglio IX ecloghe, 1962, un libro tra Virgilio e la tecnologia, tra una possibile elegia (per il mondo, la natura, la lingua, l'uomo) e la sua impossibilità (sul piano stilistico: appiattimento delle distanze, impossibilità di storicizzare, abolizione delle gerarchie).
Una provocazione, un fuori tempo e fuori luogo. Contemplazione, amore, nostalgia per una natura che non è più.
qui.
Personalmente sono frastornato dal risultato elettorale delle sinistre (sia ben chiaro, per me Veltroni non è sinistra). Tuttavia questo flop, a differenza di quanto si diceva sopra, non è tutto riconducibile al “politichese” di Bertinotti & C., al mancato aggiornamento di idee ecc ecc.
Semplicemente un paese che ha sempre avuto una storia anomala della sinistra, ha gettato finalmente la maschera, dimostrando di giocare per di più di opportunismo. Il vecchio PCI in Italia è stato un partito di cui gli Italiani hanno sempre potuto fare a meno, se non fosse stato per larga parte un’emanazione di forze contrappuntistiche che in uno scacchiere d’equilibrio internazionale (di cui l’Italia non era una semplice pedina, ma qualcosa di più) ne imponeva l’esistenza.
Il PCI era per la quasi totalità finanziato dall’URSS (altrimenti come avrebbe fatto a sostenere una propaganda così vasta?)e i soldi inviati a Botteghe Oscure erano sempre almeno il doppio di quelli che venivano destinati al PCF e agli altri partiti comunisti europei.
E’ inverosimile pensare che lo strappo di Gramsci a Livorno abbia da solo potuto produrre una forza che viaggiava costantemente sul 30% nazionale dal dopoguerra alla fine degli anni ‘80. Il periodo fascista con la clandestinità del partito e la resistenza sono stati l’incubazione di un partito che senza Togliatti, l’URSS (e il legame qui è troppo vistoso) e la Guerra Fredda non avrebbe mai potuto espandersi così tanto (e naturalmente le eversioni di destra e sovversioni extraparlamentari di sinistra si calano in quel contesto, e possono essere lette solo a partire da quella chiave altrimenti non sarebbero mai esistite, altro che fenomeno italiano…).
![]()
Prendiamo il caso del PSI che ha abbandonato istanze rivoluzionarie ben prima che accadesse ai partiti analoghi in altri paesi europei (proprio per dire dell’atteggiamento mai massimalista dell’italiano): è emblematico di una forza centripeta che tende ad appiattire e omologare. Quando poi, caduto il Muro, il PCI divenne PDS e poi DS, la direzione immediata fu quella di una sinistra moderata, governativa.
Fino ad arrivare ad oggi, quando la sinistra è composta unicamente da uno sparuto gruppo di indiani, cioè quel numero che forse “veramente” la rappresenta.
***
La storia non procede per un ordine razionale e prevedibile.
La forza prevaricatrice delle destre (se queste puntano alle stantie "modernizzazioni del paese") non potrà durare a lungo, pena la scomparsa del genere umano. 
Credo che prima o poi istanze antisviluppiste di ispirazione solidale verranno fuori, per il semplice motivo che l'incombente crisi energetica, il disastro ambientale, la crescita della popolazione del pianeta porranno interrogativi ai quali le prossime generazioni politiche non potranno non rispondere (spero più prima che poi).
La componente marxista nella pars destruens sarà (e deve essere) ancora valida. Ciò che cambia è l'approccio alla ricostruzione di una società sana e il più possibile aperta e ugualitaria.
Del resto anche il capitalismo subì correttivi in corso che lo resero, in parte, "sociale" e statale, con l'intervento di Keynes dopo la crisi del '29.
Dopo i francofortesi e dopo il '68 la strada non va verso una dialettica che mira ad un progresso continuo (il totem, poi, dell'economia è tanto del capitalismo quanto del marxismo, tale da renderlo, come dire, cieco determinismo, il che è sotto quest'aspetto inaccettabile).
Il marxismo è pur figlio di una mentalità in qualche modo calvinista (anche se per riflesso e opposizione), e questo non può passare inosservato. Una strada più "mediterranea" è auspicabile, quella che non faccia del lavoro un culto (lo è tanto per il capitalismo quanto per il comunismo anche stavolta), un "dovere" o un qualcosa che "nobilita".
Recuperare lo spazio della vita e della propria giornata in un'ottica più scevra da condizionamenti è la strada nuova.
E per far ciò ci vuole comunque "una" sinistra (e al momento in europa latita).
Credo che occorra guardare a cert'associazionismo del Sud America, dove si cominciano a ipotizzare attraverso la praxis modi di vita differenti.
Ciò che manca, forse, è la consapevolezza di tale urgenza e necessità, la consapevolezza di quelle che sono le priorità per la sinistra che riscopra l'equità, la solidarietà, la giustizia sociale, l'accoglienza della diversità, in una sola parola per il rispetto per l'uomo, declinandoli in nuovi modi. In fondo anche i movimenti chiedono questo e si battono contro ritmi di vita esasperati (ingenerati dall'ossessione per la produttività).
La scomparsa della sinistra italiana dal parlamento è un buon punto di inizio per un ripensamento complessivo delle sue vere posizioni. Ecco, io credo che bisogna partire dall'ABC e chiedersi innanzitutto che cos'è sinistra oggi.

Nasce finalmente Leggere variazioni di rotta, libro nato dall'esperienza biennale di LiberInVersi. Sono 20 i nomi presentati nel volume edito da Le Voci della Luna, grazie all'interesse e all'apertura mostrata da Fabrizio Bianchi.
Per informazioni, trovate tutto sul blog di LiberInVersi, al link sopra.
Ho curato 3 autori: Federico Federici, Paolo Fichera, Francesco Marotta.
DrFloyd in I figli degli operai...
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variabile71 in maggio e giugno a Ro...
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